Al via la Mostra di Venezia, il vento della politica sull'83/a edizione
Tra Gaza, Venice4Palestine e il caso Dau. Sullo sfondo lo scontro tra Biennale e Ue
(di Francesco Gallo) Il vento della politica soffia sull'83/a edizione della Mostra del Cinema che parte domani a Venezia. E proprio nell'anno che vede, in controtendenza, il ritorno di Nanni Moretti con una storia d'amore, di puro disimpegno. Non che sia una novità: già l'anno scorso il filo dominante furono Gaza e la guerra in Medio Oriente, ma si parlò anche di Putin, di conflitto nucleare e, prima dell'apertura, nacque Venice4Palestine (V4P), collettivo di lavoratori e personalità del cinema più vivo che mai. Poi arrivò in concorso il film 'miccia' che fece detonare il dibattito e vinse il Leone d'Argento - Gran premio della Giuria, 'The Voice of Hind Rajab' di Kaouther Ben Hania, che quest'anno siede tra i giurati: gli ultimi istanti di vita di una bambina palestinese, trascorsi al telefono con i soccorsi mentre cercava riparo al fuoco dell'esercito israeliano. Da qui le indiscrezioni, poi smentite, da parte di testate internazionali specializzate come Deadline e Variety, su un possibile annullamento della conferenza stampa della giuria per evitare domande e risposte troppo politiche sui temi di attualità, come la guerra a Gaza, da parte della presidente Maggie Gyllenhaal, della stessa Kaouther Ben Hania come degli altri giurati: Daniel Blumberg, Francesco Casetti, Xavier Giannoli, Shahrbanoo Sadat, Johnnie To. Intanto Venice4Palestine ha alzato l'asticella rispetto all'anno scorso con un nuovo appello, rivolto alla Biennale di Venezia, alla Mostra e ai lavoratori del settore, per chiedere tra l'altro di esporre la bandiera palestinese durante il festival, di sospendere gli accordi con enti e istituzioni legate al governo israeliano e annunciando per l'8 settembre un panel dedicato alla Palestina. Tra i firmatari la Nobel Annie Ernaux, Roger Waters, Matteo Garrone, Anna Foglietta, Fabrizio Gifuni, Greta Scarano, Jasmine Trinca, Luigi Lo Cascio. Questo complicato scenario ha acquistato ancora più peso dopo l'ingresso in concorso del documentario Naza di Yuval Abraham e Rachel Szor, che indaga i sistemi utilizzati dall'esercito israeliano per calcolare le vittime civili previste negli attacchi a Gaza, insomma un film molto schierato, firmato da Yuval Abraham e Rachel Szor, già coautori del documentario sull'occupazione israeliana dei territori palestinesi, No Other Land, vincitore dell'Oscar 2025. Ma polemiche potrebbero arrivare anche da un'altra opera, il monumentale Dau del regista russo dissidente Ilya Khrzhanovsky, posto dal regime di Putin nella lista degli agenti stranieri. La polemica nasce dall'accusa di Kiev, secondo cui Dau, pur firmato da un dissidente anti-Putin, sia legato a finanziatori e figure vicine al sistema russo e rischi quindi di offrire legittimità culturale alla Russia. La Biennale ha però replicato che il film è oggi una produzione europea, non russa, e che Khrzhanovsky ha rinunciato alla cittadinanza russa ed è apertamente contrario all'invasione dell'Ucraina. In sostanza: per Kiev è un problema di influenza culturale russa; per Venezia, censurarlo significherebbe colpire proprio un'opera antitotalitaria e un autore perseguitato da Mosca. Sullo sfondo, lo scontro tra la Biennale e l'Unione europea: per la riapertura del Padiglione russo, voluta dal presidente Pietrangelo Buttafuoco, l'istituzione veneziana ha subito il taglio di un contributo europeo da due milioni di euro, in parte destinato al progetto Biennale Cinema 360 / Venice Production Bridge e College. Una scelta che proprio oggi Buttafuoco torna a rivendicare in due interviste, al Corriere della Sera e alla Stampa, sottolineando che rifarebbe "tutto" e che la Biennale farà a meno dei fondi Ue: "Sapremo sopperire al buco". Infine, sta montando anche una polemica 'piccola-piccola' sul film 'Primetime' di Lance Oppenheim. Il vero Chris Hansen, ovvero il giornalista che con questo programma catturava ignari pedofili raccontato nel film in cui è interpretato da Robert Pattinson, starebbe valutando un'azione legale contro il regista e A24 per l'impiego del suo vero nome, della sua identità e della sua storia professionale senza essere stato coinvolto nella realizzazione.
O.Zimmermann--HHA
